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Pescato italiano e prodotti d’importazione

Secondo Coldiretti Pesca contro le truffe serve la tracciabilità anche nei ristoranti

Posted on | March 14, 2012 | Comments Off

In Italia, lo scorso anno, l’importazione del pesce è cresciuta dell’ 11%  e con essa la probabilità di trovare sulle nostre tavole pesce proveniente dall’Estremo Oriente. Anche se non ce ne accorgiamo, in Italia si mangia sempre meno pesce pescato nei nostri mari e sempre più prodotti di importazione. Il problema sorge quando è dubbia la provenienza. Se è vero che nelle pescherie è obbligatorio esporre l’etichetta d’origine del pesce, nei ristoranti non c’è alcun vincolo. Ecco quindi che spigole, cernie, dentici e gamberetti potrebbero esser sostituiti con pescato d’allevamento o proveniente da Paesi asiatici.

E’ noto che in Italia, si smerciano facilmente vongole provenienti dalla Turchia, polipo del Vietnam, pangasio dalla Cina e gamberetti dall’Argentina. Quasi impossibile accorgersene. Il pangasio, per esempio, pescato nel Mekong, viene sfilettato direttamente in Cina così da renderlo irriconoscibile. Una volta in Italia  viene spacciato per cernia. All’ingrosso il pangasio costa 2,5 euro al chilo, la sogliola dai 25 ai 30 euro al chilo. Altra truffa, quella del filetto del Brosme spacciato per baccalà, e l’halibut del Atlantico spacciato per sogliola. Da tempo Coldiretti Pesca si batte per estendere l’obbligo della tracciabilità anche ai prodotti che si mangiano nei ristoranti. Ad ora, i consumatori sono tutelati solo se l’acquisto del pesce viene fatto nelle pescherie locali. Per evitare le truffe, è sempre bene diffidare delle sfilettature e dei tranci facili da scambiare perché si assomigliano. Attenzione poi al prezzo, meglio diffidare di menù nei ristoranti eccessivamente bassi.

Gioia Tiozzo

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